L’andamento ciclico della moralità nella storia #sessomotore

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Ho cercato statistiche sull’andamento della promiscuità sessuale nel corso della storia, sia nei ceti più elevati sia in quelli più umili, ma sinora non ho trovato dati che consentano di confrontare in modo scientifico le varie epoche. So solo che da quasi tutte le civiltà ci sono giunte leggende e storie che fanno un gran parlare di sesso, amore e tradimenti e che la prostituzione sembra essere sempre esistita.
Nel suo articolo La libertà sessuale, tra storia e sociologia. Un tentativo di approfondimento (2006, http://ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=3600) Carlo Gambescia evidenza l’esistenza di un andamento ciclico della moralità nella storia e lo collega a un meccanismo di saturazione sociale: “Sul piano storico la sessualità in Occidente ha osservato un andamento ciclico: la nostra non è l’epoca per eccellenza, come dire, del “sesso matto” o sfrenato: Lawrence Stone, uno storico inglese che ha studiato questi problemi, ha rilevato un’alternanza di fasi “repressive”: ascesa del cristianesimo (secoli III-VI); nascita della città borghese (secolo XIII): riforma e controriforma (secolo XVI): consolidamento delle borghesia puritana (secolo XIX); e di fasi “permissive”: il mondo greco-romano antecedente al cristianesimo; il rilassamento morale tardo medievale (secolo XI-XII); la prima modernità, già libertina, almeno in alcune sue élite (secoli XVII-XVIII); la seconda metà del Novecento che ha identificato la libertà sessuale col progresso e la civiltà. Quel che emerge dalle indagini di Stone è che la “sessualità normale” non è mai esistita. La realtà storica è sempre stata caratterizzata da eccessi nell’uno e o nell’altro senso: o troppo o troppo poco. Di conseguenza l’equilibrio interiore dell’uomo, ma questa è una nostra considerazione, non può che risentirne ogni volta. Sul piano sociologico invece si può parlare di regolazione sociale del “residuo sessuale”: termine introdotto da Pareto. Ogni società, o gruppo sociale, ha sempre regolato questo residuo (“il semplice appetito sessuale”) in chiave permissiva o repressiva, “imprimendo” su quella che è un’attività fisiologica, i più diversi valori. In questo senso è “normale” quel che rispecchia i valori e i comportamenti dominanti […] Riassumendo: non esiste una sessualità “normale”, ma un conflitto tra differenti visioni della sessualità, che le società cercano di normalizzare di volta in volta, secondo i valori dominanti, in chiave permissiva o restrittiva. Ovviamente, come per tutti i processi sociali, c’è un punto limite. Quando si passa dal “troppo” al “troppo poco”, o viceversa, l’individuo entra in crisi e inizia a desiderare una forma di sessualità opposta a quella dominante. Il problema perciò non è nella maggiore o minore libertà sessuale goduta, ma nel grado di saturazione raggiunto da una delle due forme. Un “livello” o “grado” che poi si ripercuote sull’equilibrio spirituale dell’uomo…”

Nota 56 del mio SESSO MOTORE 2: PERCHE’ SI FA POCO SESSO


Leggi per intero l’articolo La libertà sessuale, tra storia e sociologia. Un tentativo di approfondimento di Carlo Gambescia

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